Gli indici antropometrici sono la parte del referto cardiometabolico che quasi nessuno legge. Peccato, perché di solito avrebbero già capito tutto tre pagine prima del prelievo.
Bastano un metro da sarta e una bilancia.
Gennarino Parsifallo ha 50 anni, 174 cm, 74 kg, BMI 24,09. Normopeso. Referto che si chiude in trenta secondi.
Sullo stesso identico corpo, gli indici antropometrici accendono sei allarmi su dodici. Uno riguarda la mortalità.
Indice dei contenuti
- Chi è Gennarino Parsifallo
- Perché gli indici antropometrici battono il peso
- Sei numeri presi in accettazione
- I 12 indici antropometrici che smascherano il rischio
- Cosa confermano gli indici ibridi
- Quattro centimetri sotto la soglia
- Come usarli in pratica
- Domande frequenti
- Fonti scientifiche
Chi è Gennarino Parsifallo
Gennarino Parsifallo non esiste, è un caso dimostrativo.
Il nome non l’ho scelto a caso. «Gennarino» viene dalla comicità napoletana, dove indica per antonomasia l’uomo qualunque. Il protagonista di questa storia non è un paziente raro, è chiunque.
«Parsifallo» è un gioco doppio. Innanzitutto è un omaggio al trio “La Smorfia” (Massimo Troisi – Lello Arena – Enzo De Caro).
Poi c’è Parsifal, il cavaliere partito a cercare il Graal, e c’è il verbo che descrive quello che gli riesce meglio: fallire. Mancare il bersaglio.
Il nostro insegue il suo Graal di salute e lo manca per un soffio, come i suoi valori mancano le soglie per un centimetro o per un milligrammo. Tutte le caselle spuntate.
Poi c’è una terza risonanza e ammetto di essermene accorto dopo aver scelto il nome. Nel poema, la colpa di Parsifal non è aver agito male, è non aver fatto la domanda: davanti al Graal il cavaliere tace, e quel silenzio gli costa anni di erranza.
Gennarino non è asintomatico: è non interrogato, che è un mestiere completamente diverso.
Dietro il nome c’è un uomo così banale da risultare invisibile. Agente di commercio, trentamila chilometri l’anno in macchina, venti sigarette al giorno da trenta.
Giocava a calcetto il giovedì. Ha smesso a quarant’anni per un ginocchio e ha detto che avrebbe ripreso. Non ha ripreso.
Salta il pranzo e tira avanti a caffè, poi cena alle nove, e quello è l’unico pasto vero della giornata. Dorme sei ore e russa. La moglie dice che a volte smette di respirare. Lui ride.
A trent’anni pesava 68 kg, oggi 74. Sei chili in vent’anni, trecento grammi l’anno: l’aumento di peso più banale del mondo, quello per cui nessun medico si è mai allarmato. E nessuno avrebbe dovuto.
Il referto è una fotografia. Di Gennarino abbiamo vent’anni di film e gli indici antropometrici servono a far dire alla fotografia qualcosa di quel film.
Perché gli indici antropometrici battono il peso sulla bilancia
Il peso è uno scalare, un numero senza direzione. Non sa distinguere il muscolo dal grasso, né il grasso sottocutaneo da quello viscerale, che sono due tessuti con due biografie metaboliche diverse.
Il BMI eredita lo stesso difetto: rapporta il peso al quadrato dell’altezza e della forma non sa niente. Gli indici antropometrici compositi esistono per recuperare l’informazione che il BMI butta via.
L’adipe viscerale non è un magazzino inerte. È un organo endocrino che riversa adipochine, interleuchina-6 e acidi grassi liberi nel circolo portale, e da lì arrivano lipotossicità epatica, insulino-resistenza e infiammazione di basso grado.
Ashwell ha messo insieme 31 studi e ha mostrato che il rapporto vita/altezza discrimina il rischio cardiometabolico meglio del BMI (Obesity Reviews, PMID 22106927). Un metro da sarta da tre euro batte la bilancia.
Sei numeri presi in accettazione
Nessuna strumentazione, nessun reagente, due minuti scarsi.
| Misura | Valore |
|---|---|
| Peso | 74,0 kg |
| Altezza | 174 cm |
| Circonferenza vita | 97 cm |
| Circonferenza fianchi | 100 cm |
| Circonferenza polpaccio | 34 cm |
| Circonferenza polso | 18 cm |
Da qui il referto MEDyLAB deriva l’intera sezione antropometrica. Due misure però vanno commentate prima delle altre, perché sono il metro con cui si giudica tutto il resto.
Il polso: l’indice antropometrico che non cambia mai
Il rapporto altezza/polso di Gennarino è 9,7, dentro l’intervallo 9,6-10,4. Morfotipo normolineo.
Sembra antropologia ottocentesca. È invece la chiave di lettura dell’intera sezione, perché al polso non c’è quasi nulla oltre osso, tendini e pelle: nessun deposito adiposo apprezzabile, nessun ventre muscolare che possa ingrossarsi con l’allenamento.
È l’unica misura che resta stabile per tutta la vita adulta, qualunque cosa il paziente faccia o smetta di fare. Dieta, divano o sala pesi, il polso non se ne accorge.
Serve a questo: è il riferimento fisso contro cui si giudicano tutti gli altri indici antropometrici, che invece si muovono. Senza sapere se il telaio è largo o stretto, 74 kg non significano niente.
Il peso ideale non è un numero, è una forbice
Il referto ne riporta due, e non è un’incertezza di calcolo. Lorenz dice 68,0 kg, Creff dice 71,1.
Partono entrambi dal morfotipo individuato ma Lorenz lavora sulla sola statura e ignora età e corporatura. Creff le corregge entrambe, perché il peso ottimale di un cinquantenne normolineo non è quello di un venticinquenne longilineo.
L’intervallo utile è quindi 68-71 kg. Gennarino con i suoi 74 sfora il limite superiore di neanche tre chili, un margine che nessun clinico definirebbe allarmante.
E infatti non è quello il problema. Il problema è dove quei chili si sono depositati.
I 12 indici antropometrici che smascherano il rischio nascosto
Sotto la riga del BMI il referto calcola dodici indici antropometrici derivati. Sei rassicurano, sei no.
Indici antropometrici di forma: conta dove sta il grasso
Il rapporto vita/altezza di Gennarino è 0,56 contro un limite di 0,52. La regola aurea dice che la vita deve misurare meno della metà dell’altezza, e qui non ci siamo.
Il rapporto vita/fianchi vale 0,97 contro un cut-off di 0,89: rischio cardiovascolare alto, forma a mela, la peggiore per il metabolismo.
Il Conicity Index arriva a 1,36 contro 1,25. Detto in geometria, il tronco somiglia più a un doppio cono che a un cilindro, cioè l’addome sporge rispetto a peso e statura.
Indici antropometrici di adiposità: quanto grasso c’è davvero
La percentuale di grasso corporeo stimata è 23%, nella media per un maschio di cinquant’anni. Il Body Adiposity Index, che ricava l’adiposità da fianchi e altezza senza mai usare il peso, dice invece 25% contro un limite di 23%.
Due indici antropometrici, due risposte diverse sulla stessa persona. Quando succede vince quello che non usa il peso, perché è il peso a mascherare la ricomposizione corporea.
Body Roundness Index (4,50 contro 4,71) e Abdominal Volume Index (11,89 contro 24,5) restano invece dentro i riferimenti. Sono i due assolti del gruppo, e vanno registrati con onestà.
Indici antropometrici ibridi: antropometria più laboratorio
Qui la circonferenza vita si sposa con il profilo lipidico e la faccenda si fa seria.
Il Lipid Accumulation Product segna 53,5 contro un cut-off di 26,7. Il doppio esatto. Kahn aveva già mostrato nel 2005 che il LAP riconosce il rischio cardiovascolare meglio del BMI (BMC Cardiovascular Disorders, PMID 16150143), e vent’anni dopo lo usiamo ancora pochissimo.
Il Cardiometabolic Index tocca 0,88 contro 0,39. Wakabayashi e Daimon l’hanno costruito moltiplicando vita/altezza per il rapporto trigliceridi/HDL, e ne è uscito un buon discriminatore di diabete e disglicemia (Clinica Chimica Acta, PMID 25199852).
Il Visceral Adiposity Index arriva a 2,29 contro 1,92, e il referto commenta: disfunzione moderata del tessuto adiposo, resistenza insulinica presente. Amato aveva validato il VAI come marcatore della funzione del grasso viscerale, non della sua quantità (Diabetes Care, PMID 20067971).
ABSI: l’indice antropometrico che parla di mortalità
L’A Body Shape Index di Gennarino ha uno z-score di 1,52, contro un intervallo di normalità fra -0,272 e 0,228. Il commento del referto è l’unico che non ammette diplomazia: rischio di mortalità molto alto.
Krakauer costruì l’ABSI su 14.105 adulti NHANES per isolare l’effetto della forma corporea depurato da peso e BMI, e trovò un aumento quasi esponenziale della mortalità (PLoS ONE, PMID 22815707). È l’indice che un normopeso non si aspetta mai di trovare alterato.
Il polpaccio: dove si misura il muscolo
La circonferenza del polpaccio corretta per BMI scende a 33,5 cm contro una soglia di 34,0, con esito di sarcopenia moderata. Il polpaccio è un surrogato validato della massa muscolare appendicolare secondo il consenso europeo EWGSOP2 (Age and Ageing, PMID 30312372).
Secco fuori, chiatto dentro: il fenotipo TOFI
E qui si capisce l’inganno del BMI. 24,09 è la media aritmetica fra troppo grasso viscerale e troppo poco muscolo.
Dentro quei sei chili presi in 20 anni ci sono una decina di chili di grasso in più e quattro di muscolo in meno. La bilancia si è quasi fermata. Sotto, la composizione è franata.
In letteratura si chiama TOFI, thin outside fat inside. Dalle nostre parti, con più economia di sillabe, secco fuori e chiatto dentro.
Chiariamo l’equivoco più diffuso: il muscolo non si trasforma in grasso, sono tessuti diversi e non intercambiabili. Quando però il primo si ritira, il secondo ne occupa lo spazio, perfino dentro il ventre muscolare. Si chiama miosteatosi, e un quadricipite infiltrato di grasso pesa uguale e lavora peggio.
È una contabilità che si pareggia sulla bilancia e si sfascia sotto la pelle. Un chilo di muscolo perso e uno di grasso guadagnato danno peso e BMI identici.
Il volume no: a parità di massa il tessuto adiposo occupa circa il 18% di spazio in più. Per questo la vita cresce mentre l’ago della bilancia sta fermo, e il paziente giura in perfetta buona fede di non essere ingrassato.
Poi c’è il danno funzionale, che è il peggiore. Il muscolo scheletrico è il principale sito di smaltimento del glucosio insulino-mediato: meno massa muscolare, meno posti dove parcheggiare gli zuccheri.
Il consenso ESPEN-EASO ha formalizzato la condizione come obesità sarcopenica, documentando come l’infiltrazione adiposa del muscolo si accompagni a insulino-resistenza, diabete di tipo 2 e ridotta mobilità (Clinical Nutrition, PMID 35227529). Gennarino non è obeso secondo il BMI, ma il fenotipo ce l’ha già.
Gli indici antropometrici servono a vedere questo ricambio di tessuto che il peso corporeo nasconde. La bilancia non si sposta, si sposta tutto il resto.
Quel muscolo mancante ha un effetto che si legge altrove nello stesso referto, fra gli indici cardiologici, dove il cuore compensa alzando la frequenza a riposo.

Cosa confermano gli indici antropometrici ibridi
LAP, CMI e VAI non sono antropometria pura, pescano trigliceridi e HDL dal profilo lipidico. Vale la pena guardare i due valori che li alimentano.
HDL 41 mg/dL, trigliceridi 148. Presi da soli, due valori che nessun laboratorio segnalerebbe in rosso.
Combinati con una vita di 97 cm generano tre indici sopra soglia su tre. È il senso degli indici compositi: fare emergere un segnale che le singole variabili, da sole, non producono.
Il referto conferma poi il quadro con i marcatori di sensibilità insulinica e di steatosi epatica. Meritano una trattazione a parte e li affronteremo nelle prossime puntate.
Quattro centimetri sotto la soglia
Il criterio antropometrico della sindrome metabolica, per un maschio europeo, fissa il limite della vita a 101 cm. Gennarino ne misura 97.
Criterio non soddisfatto, casella vuota, nessun contributo alla diagnosi sindromica. Eppure vita/altezza, conicità e ABSI erano già tutti oltre i rispettivi cut-off.
Il limite delle soglie binarie è tutto qui: trattano una variabile continua come un interruttore. Gli indici antropometrici normalizzano la vita per altezza, peso e forma, e recuperano quello che il centimetro secco butta via.
Sahakyan ha descritto proprio questa condizione: l’obesità centrale in soggetti normopeso si accompagna a una mortalità cardiovascolare superiore a quella dell’obeso con distribuzione periferica (Annals of Internal Medicine, PMID 26551006). Il magro con il girovita largo è il caso peggiore, non il migliore.
Come questo profilo si traduca in percentuali di rischio a dieci anni e in età cardiaca è materia dell’ultima sezione del referto, e dell’ultimo articolo della serie.
Come usare gli indici antropometrici in pratica
Misurate la vita. Sempre, a fine espirazione, a metà fra ultima costa e cresta iliaca: è la variabile che alimenta nove dei dodici indici visti sopra.
Non fermatevi al BMI quando sta fra 22 e 27. È in quella fascia grigia che si nascondono i normopeso metabolicamente obesi.
Leggete gli indici antropometrici come un coro, non come solisti. Un valore fuori range è rumore, sei valori concordi sono un fenotipo.
E ricontrollate a sei mesi. Questi parametri rispondono all’esercizio contro resistenza molto prima di quanto faccia il peso corporeo.
Tutti gli indici antropometrici di cui ho parlato sono compresi nel referto cardiometabolico MEDyLAB, insieme alle sezioni cardiaca, lipidica, glicemica ed epatica.
La puntata successiva resta su Gennarino e cambia organo. Sedici indici cardiologici nello stesso referto, quindici dei quali dicono “normale”: il sedicesimo dice 82, e il muscolo che gli manca qui c’entra più di quanto sembri.
Domande frequenti sugli indici antropometrici
Gli indici antropometrici sostituiscono la DEXA o la bioimpedenziometria?
No, e non è il loro mestiere. Stratificano il rischio a costo quasi nullo, mentre DEXA e BIA quantificano la composizione corporea con precisione ben superiore.
Quale indice antropometrico guardare per primo?
Il rapporto vita/altezza, per velocità e robustezza dei dati. Se supera 0,50 vale la pena calcolare tutta la batteria.
Servono anche a chi è francamente sovrappeso?
Sì, perché distinguono l’obeso metabolicamente sano da quello ad alto rischio. Il BMI da solo dice quanto pesi, non quanto rischi.
Fonti scientifiche
- Krakauer NY, Krakauer JC. PLoS ONE 2012;7(7):e39504 — PMID 22815707
- Ashwell M, Gunn P, Gibson S. Obes Rev 2012;13(3):275-286 — PMID 22106927
- Kahn HS. BMC Cardiovasc Disord 2005;5:26 — PMID 16150143
- Amato MC et al. Diabetes Care 2010;33(4):920-922 — PMID 20067971
- Wakabayashi I, Daimon T. Clin Chim Acta 2015;438:274-278 — PMID 25199852
- Sahakyan KR et al. Ann Intern Med 2015;163:827-835 — PMID 26551006
- Cruz-Jentoft AJ et al. Age Ageing 2019;48(1):16-31 — PMID 30312372
- Donini LM et al. Clin Nutr 2022;41(4):990-1000 — PMID 35227529
Caso dimostrativo MEDyLAB a scopo divulgativo. Gli indici antropometrici non costituiscono diagnosi e vanno interpretati dal medico curante.
Emilia Scarano
Leggere questo farebbe aprire la mente a molti medici e non solo: molti sono portati a leggere i dati in modo isolato;
Un po’ come le parole che singolarmente hanno un loro senso ma messe in una frase possono cambiare totalmente il loro significato