De amore et alchimia

4 Maggio 2023 | Blog

 

…Amore che lasci sola Pisiche… (Rugantino)

Ma siamo sicuri che il fiore dell’amore sia la rosa o il tulipano?

Stamattina, mentre percorrevo la strada per arrivare al lavoro, la mia attenzione è stata attratta dai tanti oleandri che incontro lungo il cammino. Pensavo….e se non fossero la rosa e il tulipano il simbolo floreale dell’amore? E se fosse l’oleandro? Più arzigogolavo sull’argomento e più mi convincevo che le caratteristiche del Nerium oleander si adattassero meglio all’amore. Perché?

immagine generata con IA

L’oleandro come metafora dell’amore

È un sempreverde, come dovrebbe essere l’amore — ma si sa, l’amore è eterno finché dura.
La rosa e il tulipano, invece, non lo sono.

Ha fiori rossi, viola, rosa, gialli o bianchi, come i diversi gradi della passione: un tratto che condivide con gli altri due fiori simbolo.

Il suo odore è dolce e penetrante, come le promesse di eternità; il tulipano, al contrario, è inodore.

Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem
hunc nostrum inter nos perpetuumque fore.
Di magni, facite ut vere promittere possit,
atque id sincere dicat et ex animo,
ut liceat nobis tota perducere vita
aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.

O vita mia, tu mi prometti che questo
nostro amore tra di noi sarà felice ed eterno.
O Grandi Dei, fate in modo che possa promettere veramente
e inoltre che dica ciò sinceramente e dall’anima,
Affinché ci sia lecito prolungare per tutta la vita
questo eterno patto di sacro amore.

Gaio Valerio Catullo – Carme 109

Immagine generata con IA

Ha semi sormontati da un pappo piumoso, che permette loro di essere trasportati dal vento anche per lunghe distanze — proprio come l’amore, che abbatte ogni distanza.
La rosa si riproduce per talea e il tulipano per bulbo: non si muovono.

Veleno e passione

Le foglie verdi e brillanti come la speranza, dure e lanceolate come le frecce di Eros, nascondono un segreto: l’oleandro è velenoso in ogni sua parte.

Quo me fixit Amor,
quo me violentius ussit,
hoc melior facti vulneris ultor ero

Quanto più mi trafisse Amore,
quanto più violentemente mi arse,
tanto più violentemente mi vendicherò di lui.

Publio Ovidio Nasone – Ars amandi – Libro I

Sintomi dell’amore o dell’avvelenamento?

Già, perché ogni parte della pianta è tossica: foglie, corteccia, semi.
Non c’è specie animale che sopporti il suo veleno, così come non esiste creatura immune al richiamo dell’amore.

La rosa non è velenosa (è addirittura edibile) e per quanto riguarda il tulipano solo il bulbo, che può essere scambiato per una cipolla, lo è.

Se una parte dell’oleandro è ingerita i sintomi dell’avvelenamento si manifestano subito: tachicardia, disturbi gastrici, disturbi sul sistema nervoso centrale, che poi sono gli stessi sintomi che caratterizzano l’innamorato.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Dante Alighieri – La divina commedia – Inferno – Canto V

E guarda caso l’oleandrina, il veleno dell’oleandro, è un glicoside steroideo cardiotossico!

Formula di struttura dell’oleandrina

La chimica dell’oleandrina

L’anello in basso a sinistra è il glicone, ossia la componente zuccherina di questa molecola: è uno zucchero abbastanza presente in natura, l’arabinosio, ma è modificato!

A questo zucchero è stato tolto l’ossidrile in posizione 2 ed è stato creato un etere metilico in posizione 3. Anche allo zucchero che costituisce il nostro DNA, il ribosio, viene tolto l’ossidrile in posizione 2.

E cosa fa l’amore se non toglierti qualcosa di essenziale, l’ossidrile in posizione 2, per creare un legame tra quelli più duraturi che esistano in chimica organica, il legame etere in posizione 3?

E poi l’arabinosio evoca atmosfere da mille e una notte...

L’oleandrina, inoltre, è una molecola otticamente attiva: se una sua soluzione riceve un fascio di luce polarizzata, questa ne esce deviata.

Una soluzione di oleandrina in metanolo (l’oleandrina non è molto solubile in acqua), a 25°C, ruota il piano della luce polarizzata di ben 48° verso sinistra. E anche il cuore punta a sinistra! Un segno di sinistrorotazione, proprio come il cuore umano, inclinato verso sinistra: un gesto chimico d’amore.

L’aglicone e l’amore come “modifica”

L’altra parte della molecola è l’aglicone ed è anch’essa una molecola nota ma modificata è la Digitossigenina alla quale, in posizione 16, è stato legato un gruppo acetile, e prende il nome di Oleandrinina.

E cosa fa l’amore se non aggiungere un “quid”, un acetile, alla nostra vita che non è più la stessa di prima?

L’oleandrinina ha un nucleo centrale steroideo con un anello di fidanzamento in posizione 17: un gamma-crotono-lattone; il tutto prende il nome di nucleo cardenolidico ed è il responsabile dell’azione farmaco-tossica di questa sostanza.

E pensare che, mentre la digitossigenina della Digitalis purpurea è utilizzata nella farmacopea, l’aggiunta di quell’acetile che la trasforma in oleandrina la rende inutilizzabile perché ha una farmacodinamica assolutamente imprevedibile, come l’amore.

Digitalis purpurea
generata con IA

Amore e steroidi

Non solo. Il nucleo steroideo, il ciclopentanoperidrofenantrene, vi ricorda qualcosa?

Sì, è lo stesso dei nostri ormoni steroidei, classe a cui appartengono il cortisolo, che ci fa alzare dal letto, che ci aiuta a regolare la glicemia, che abbassa l’infiammazione e regola il sistema immunitario (a proposito… non è che vogliamo dare una controllata a questo cortisolo?); e i nostri ormoni sessuali (non è che vogliamo controllare pure questi ormoni sessuali? Anzi, facciamo una cosa, controlliamo tutti gli ormoni steroidei e non ne parliamo più).

 

…e non c’è sesso senza amore, è dura legge nel mio cuore.. (Antonello Venditti – Ricordati di me)

L’amore che uccide e risorge

L’oleandro contiene una serie di altri principi tossici, che si conservano anche dopo l’essiccamento o l’incenerimento: la storia racconta di come un intero battaglione napoleonico morì in una notte per aver utilizzato i rami di oleandro per farci spiedini su cui arrostirono la carne.

E anche l’amore può covare sotto la cenere per anni, per poi tornare forte e prepotente come il primo giorno, come sa a sue spese il povero Rhett Butler nel romanzo di Margaret Mitchell, Via col vento, visto che sua moglie Rossella O’Hara è da sempre innamorata di Ashley Wilkes, marito di sua cugina Melania Hamilton.

 

…certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi ma poi ritornano… (Antonello Venditti – Amici mai)

Amore e morte

Abbiamo oramai capito che l’oleandrina è estremamente tossica e letale, ma sarebbe estremamente facile e riduttivo, relegare l’oleandro a rappresentare solo l’aspetto tragico della diade Eros-Thanatos: anche un amore felice deve necessariamente portare in sé Thanatos.

Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Vangelo di San Giovanni Apostolo – Cap. 12 – v.24

Napoli: dove si muore di tutto (tranne che d’amore)

C’è da dire che i Napoletani hanno esorcizzato la morte fino a renderla una normale compagna di viaggio.

A Napoli moriamo per ogni bisogno fisiologico:
me moro ‘è fame (ho fame),
me sto murenn’ ‘e sete (ho sete),
so muort pa’ paura (mi sono spaventato),
so muort ‘e collera, ‘e raggia (mi sono veramente preso collera, rabbia),
me pare ‘a morte ‘ncopp ‘a noce do cuoll (mi metti ansia),
‘o piccerillo sta murenn’ ‘e suonn (il bambino ha sonno).

È un linguaggio quotidiano in cui la morte perde la sua drammaticità, diventando espressione d’intensità vitale più che di fine: a Napoli, si muore di tutto… ma soprattutto di vita.

So semp’ creature!

A proposito: a Napoli, per non fare figure barbine, si usa un neutro ‘a creatura per indicare un bambino o una bambina, proprio come in inglese si dice baby, child o kid.
Con una differenza: in inglese i figli crescono, a Napoli no — so semp’ creature!

Poteva mai fare eccezione il sentimento amoroso? Ovviamente no.

Roberto Murolo – Anema e core

Stu desiderio ‘e te mme fa paura, Campà cu te, sempre cu te, pe’ nun murì.

Domenico Modugno – Tu si na cosa grande

Tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme, ‘na cosa ca me fa nnammurà, ‘na cosa ca si tu guard”a mme, je me ne moro accussì guardanno a tte…
Vurria sapè ‘na cosa da te, pecchè quanno je te guardo accussì si pure tu te sient ‘e murì nun m”o ddice e nun m”o faje capì, ma pecchè?

Forse l’amore, come l’oleandro, fiorisce dove nessuno osa toccarlo.
Vi ho convinto? Non lo so, ma io, nel frattempo, sono arrivato al lavoro.

Voi invece, come vi sentite? Volessimo dare una controllatina generale?

Per una lettura più seria sull’oleandrina, clicca qui

Lascia un commento

Collaborazioni

EduTraining Class
Didattica delle Arti Marziali e delle attività motorie per l’infanzia

Lipinutragen
Bologna

Self Coherence
Monitoraggio HRV

Dermatologia Funzionale
Villafranca Padovana (PD)

Disbiosi Doctor
Dr. Roger Panteri

Assoceliaci
Roma

Riepilogo prodotti

Nessun prodotto nel carrello.