Gli esami per calcoli renali servono a una cosa sola: capire perché quel calcolo si è formato e quanto è probabile che se ne formi un altro. LITHOCAST è il servizio con cui MEDyLAB legge le urine delle ventiquattro ore e le trasforma in un profilo di rischio litiasico interpretabile.
Il pannello non misura una colica: descrive la chimica che la rende probabile.
MEDyLAB non esegue il prelievo né le analisi. Il paziente raccoglie le urine a casa e le porta al proprio laboratorio di fiducia: LITHOCAST analizza i dati e produce il referto.
Per approfondire il ragionamento dietro il pannello puoi consultare il nostro articolo sui calcoli renali.
Gli esami per calcoli renali restituiscono una tabella di numeri. LITHOCAST li fa passare per tre strati di calcolo, dalla chimica alla probabilità.
Il motore risolve la speciazione ionica della raccolta con il modello EQUIL2, che ripartisce calcio, ossalato, fosfato, urato, magnesio e citrato fra forma libera e complessi.
Da qui derivano la sovrasaturazione relativa e l’energia libera di formazione per ossalato di calcio, acido urico, brushite, carbapatite, struvite, urato d’ammonio e cistina.
Non tutte le raccolte sono complete. Quando mancano ammonio e solfato il motore ricorre alle equazioni semplificate messe a punto dal Laboratorio Calcolosi Renale dell’Ospedale Mauriziano di Torino; quando manca dell’altro ripiega sugli indici di rischio di Tiselius, che richiedono meno analiti e restano interpretabili.
Il referto dichiara sempre quale strada di calcolo ha percorso.
La probabilità a priori viene dalla casistica del Laboratorio di Padova: 9.265 calcoli analizzati in spettroscopia infrarossa fra il 2016 e il 2021, con ossalato di calcio al 61,7%, acido urico al 14,5% e carbapatite al 10,3%.
Quel valore di partenza viene corretto con i fattori di rischio della scheda anamnestica.
I risultati chimici lo aggiornano e producono la distribuzione a posteriori: una graduatoria di verosimiglianza, non una sentenza.
L’ecografia dice se una pietra c’è; la biochimica urinaria dice perché si è formata e con quale velocità se ne formerà un’altra.
Il paradosso è che gli esami per calcoli renali vengono richiesti pochissimo. In una coorte statunitense di quasi 29.000 formatori di calcoli ad alto rischio, la raccolta delle ventiquattro ore era stata eseguita solo nel 7,4% dei casi.
La letteratura non nasconde le criticità del metodo: interpretazione complessa, cut-off di laboratorio discutibili e difficoltà nel giudicare l’adeguatezza della raccolta.
LITHOCAST affronta il problema in due modi: verifica la creatininuria attesa secondo Kawakami e dichiara sempre quali sali risultano sottosaturi, cioè fortemente improbabili su quella raccolta.
Il profilo lavora su dodici analiti obbligatori: volume urinario, calcio, ossalato, citrato, magnesio, fosforo, acido urico, creatinina, sodio, potassio, cloruro e urea, con il pH misurato al pHmetro.
Sette analiti facoltativi affinano la lettura: pH spot mattutino, ammonio, solfato inorganico, osmolalità, glucosio, bicarbonato e cistina.
Da questi numeri derivano gli indici funzionali: ipercalciuria, ipocitraturia, iperossaluria, iperuricosuria, rapporto ammonio/solfato, gap anionico urinario e stima dell’apporto salino e proteico dalla sodiuria e dall’urea.
Quando il quadro lo suggerisce il referto segnala il sospetto di acidosi tubulare distale, causa spesso trascurata di litiasi recidivante.
La conferma richiede bicarbonatemia, potassiemia e cloremia, che non appartengono a questo pannello ma al profilo di funzionalità renale avanzata.
Il percorso è in tre passi e non richiede alcuna trasferta a Bologna.
Primo: il paziente compila la scheda anamnestica LITHOCAST, che raccoglie episodi, familiarità, comorbilità e farmaci litogeni.
Secondo: esegue una singola raccolta delle ventiquattro ore presso il laboratorio che preferisce, annotando la diuresi complessiva.
Terzo: invia scheda e referto analitico a MEDyLAB, che restituisce il profilo interpretato.
Il referto degli esami per calcoli renali si sviluppa su tre pagine.
La prima riporta i dati antropometrici, i fattori di rischio dichiarati e la tabella completa degli analiti convertiti in escrezione nelle ventiquattro ore.
La seconda pagina è quella che interessa al clinico: composizione probabile del calcolo con probabilità pre e post, sovrasaturazioni con relativo −ΔG e tabella dei determinanti modificabili confrontati con l’obiettivo di riferimento.
Il confronto fra sali diversi usa l’energia libera e non la sovrasaturazione, che resta confrontabile solo all’interno dello stesso sale.
La terza pagina è una nota informativa generale sui quattro determinanti principali: volume urinario, sodio, potassio e proteine.
Nessuna prescrizione, nessuno schema alimentare: la valutazione del caso e le eventuali indicazioni dietetiche o farmacologiche spettano al medico curante o al professionista della nutrizione.
Il pannello è pensato per chi ha già avuto almeno un episodio documentato e vuole capire su quale terreno biochimico si muove.
È particolarmente informativo in presenza di sindrome metabolica o iperuricemia: in questi pazienti il determinante dominante della calcolosi urica è un pH urinario stabilmente basso.
Su quel terreno il profilo si completa bene con la stima del rischio cardio-metabolico e con la curva da carico di glucosio, che misura l’insulino-resistenza a monte dell’acidità urinaria.
Sul blog trovi che cosa rivela la curva da carico in chi ha una glicemia perfettamente normale e come cambia la lettura quando è già presente un diabete di tipo 2.
Una popolazione spesso dimenticata è quella dei pazienti in profilassi antiemicranica con topiramato, zonisamide o acetazolamide, molecole che alterano l’equilibrio acido-base e la citraturia.
Il profilo è utile anche a chi ha familiarità di primo grado e desidera una fotografia basale prima di qualunque episodio.
Il razionale degli esami per calcoli renali di LITHOCAST poggia su letteratura peer-reviewed e su casistiche di laboratorio pubblicate.
La distribuzione di composizione usata come probabilità a priori è quella del Laboratorio di Padova, che fra il 2016 e il 2021 ha analizzato 9.265 calcoli in spettroscopia infrarossa (Gallo e Tessari, Biochimica Clinica 2023).
Le equazioni di ripiego per ammonio e solfato provengono dal Laboratorio Calcolosi Renale dell’Ospedale Mauriziano di Torino, validate su cento campioni urinari contro la versione completa dell’algoritmo (DOI 10.1007/s00240-020-01228-0).
Il ruolo e i limiti della raccolta delle ventiquattro ore nella prevenzione secondaria sono discussi nella revisione critica pubblicata sul Journal of Urology (PMID 27746283).
Il dato sul sottoutilizzo degli esami per calcoli renali nei pazienti ad alto rischio proviene dall’analisi su 28.836 soggetti pubblicata dallo stesso giornale (PMID 24018242).
Sul versante dei determinanti modificabili, un trial randomizzato italiano su 210 pazienti ipercalciurici ha riportato una calciuria rientrata nell’intervallo di riferimento nel 61,9% del gruppo a ridotto apporto di sodio contro il 34,0% dei controlli (DOI 10.3945/ajcn.2009.28614).
Il trial NOSTONE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, non ha invece osservato alcuna relazione dose-risposta fra idroclorotiazide e recidiva (DOI 10.1056/NEJMoa2209275): un motivo in più per fenotipizzare il paziente prima di trattarlo.
Il legame fra sindrome metabolica e acidità urinaria è descritto nella rassegna di Sakhaee e Maalouf (PMID 18359398). La correlazione fra insulino-resistenza, ammoniuria e pH urinario è documentata su Kidney International (PMID 14717908).
Sul perché serva la chimica e non basti la clinica, la casistica di Olmsted County su 2.961 pazienti al primo episodio è netta: un modello costruito sui soli dati clinici indovina la composizione nel 69% dei casi contro il 65% che si ottiene rispondendo sempre “ossalato di calcio” (DOI 10.1016/j.mayocp.2015.07.016).
Gli algoritmi di sovrasaturazione derivano dai lavori classici di Werness, Tiselius e Marangella, citati in calce a ogni referto.
LITHOCAST esegue le analisi delle urine?
No. MEDyLAB analizza i dati: le determinazioni analitiche le esegue il laboratorio scelto dal paziente.
Quante raccolte servono per gli esami per calcoli renali?
Una sola raccolta delle ventiquattro ore, completa di diuresi annotata e pH misurato con pHmetro.
Il referto dice di che cosa è fatto il mio calcolo?
Fornisce una distribuzione di probabilità sulla composizione. Resta orientativa: l’analisi in spettroscopia infrarossa del calcolo emesso, quando disponibile, ha sempre la precedenza.
Il mio laboratorio non misura ammonio e solfato: è un problema?
Non tutti i laboratori eseguono questi due analiti. Il motore prevede algoritmi alternativi in funzione dei parametri disponibili: il referto non resta mai inconcludente.
Il referto contiene una dieta?
No. Contiene i determinanti modificabili con il loro obiettivo di riferimento: la traduzione in indicazioni alimentari spetta al medico curante o al nutrizionista.
Si possono ripetere nel tempo?
Sì, ed è l’uso migliore. I determinanti si modificano in poche settimane: il confronto fra due raccolte dice se quanto è stato messo in pratica sta funzionando.
Serve la ricetta del medico?
Non per la raccolta. Serve semmai dopo: il referto va portato al proprio medico per la lettura clinica.
In sintesi, gli esami per calcoli renali di LITHOCAST trasformano una banale raccolta di urine in una mappa del terreno su cui la calcolosi si forma, con numeri confrontabili nel tempo.
Il pannello fa parte dei profili interpretativi MEDyLAB, insieme alla funzionalità renale avanzata e al profilo tiroideo avanzato.