Transaminasi basse nel referto di routine: quasi nessuno le guarda. Il laboratorio non le segnala in rosso e il medico passa oltre.
Eppure quel numero racconta qualcosa sulla riserva metabolica di chi lo porta. Con il carcinoma colorettale che sale fra gli under 50 vale la pena ascoltarlo.
Indice dei contenuti
- Che cosa significa avere transaminasi basse
- Transaminasi basse: 5 evidenze dalla letteratura
- Perché il colon-retto colpisce sempre più giovani
- Che cosa dice davvero il dato
- Le cause banali di transaminasi basse
- Lo screening che proponiamo in MEDyLAB
- A chi conviene anticipare il controllo
- Domande frequenti
Che cosa significa avere transaminasi basse
L’ALT (alanina aminotransferasi) è l’enzima che trasferisce un gruppo amminico dall’alanina all’alfa-chetoglutarato. Il fegato ne è il serbatoio principale.
Una parte consistente dell’attività circolante dipende però da due fattori extraepatici: la massa muscolare scheletrica e la disponibilità di piridossal-5-fosfato, cioè la forma attiva della vitamina B6 che fa da cofattore all’enzima.
Da qui la conseguenza che quasi nessuno tira. Un ALT stabilmente sotto 17 UI/L in un adulto non certifica un fegato immacolato: segnala poco muscolo, poco cofattore oppure entrambe le cose.
Le transaminasi basse sono, in altre parole, un indicatore surrogato di composizione corporea. Costano due euro e sono già stampate sul referto di chiunque abbia fatto un prelievo negli ultimi due anni.
Transaminasi basse: 5 evidenze dalla letteratura
La ricerca su questo marcatore è più solida di quanto la sua fama suggerisca. Cinque lavori indicizzati su PubMed meritano una lettura.
- Coorte InCHIANTI, 765 anziani italiani. L’attività ALT risulta inversamente associata a fragilità, sarcopenia, disabilità e deficit di piridossina; la relazione con la mortalità ha forma a J e i quintili più bassi risultano nettamente penalizzati (J Gerontol A Biol Sci Med Sci, 2018).
- Carcinoma vescicale, 3.075 pazienti. Con ALT sotto 17 UI/L la mortalità aumenta del 45% all’analisi univariata; resta al 22% dopo aggiustamento per età, funzione renale ed emoglobina (Cancers, 2023).
- Carcinoma prostatico, 4.064 pazienti. Stessa soglia, incremento del rischio di morte del 78% in univariata e del 35% nel modello multivariato (Eur Urol Open Sci, 2023).
- Sindromi mielodisplastiche, 831 pazienti. Sotto 12 UI/L la mortalità cresce del 25%; il dato tiene anche correggendo per BMI, emoglobina e albumina (Medicine, 2023).
- Ipotiroidismo e sarcopenia, 16.827 pazienti su 21 anni. Chi somma TSH elevato e ALT sotto 12 UI/L presenta un hazard ratio di mortalità a cinque anni pari a 3,6 (J Clin Med, 2024).
Il filo comune non è il fegato: è la riserva. Un organismo con poca massa magra regge peggio qualunque cosa gli capiti addosso.
Il quinto punto merita una nota a margine. La funzione tiroidea entra nell’equazione e conviene inquadrarla con un profilo tiroideo avanzato invece che con il solo TSH.
Perché il colon-retto colpisce sempre più giovani
La revisione pubblicata su JAMA nel 2025 fotografa il fenomeno senza giri di parole. Fra i tumori gastrointestinali a esordio precoce il colorettale è il più frequente al mondo: 184.709 casi nel 2022, il 54,3% del totale (JAMA, 2025).
Chi si ammala prima dei 50 anni riceve in media terapie più aggressive; la sopravvivenza resta però simile o peggiore rispetto ai casi tardivi. Il motivo è prosaico: si arriva alla diagnosi in stadio più avanzato.
Su Nature Reviews Endocrinology il carcinoma colorettale giovanile viene ormai descritto come una malattia della disregolazione metabolica, legata a obesità e diabete di tipo 2 nelle coorti nate dopo gli anni Settanta (Nat Rev Endocrinol, 2025).
Negli Stati Uniti fra il 2013 e il 2022 l’incidenza nella fascia 20-49 anni è cresciuta di circa il 3% l’anno mentre continuava a scendere negli anziani. Il colorettale è oggi la prima causa di mortalità oncologica sotto i 50 anni.
Tre tumori su quattro diagnosticati in quella fascia sono già in stadio regionale o metastatico. Lo screening pubblico italiano parte però a 50 anni: nel mezzo restano due decenni scoperti.
Che cosa dice davvero il dato sulle transaminasi basse
Il 9 settembre 2026 Epic Research ha pubblicato l’analisi che ha acceso il dibattito. Sono stati incrociati i valori di 11.469 adulti statunitensi fra 18 e 44 anni al primo screening colorettale fra il 2017 e il 2025, con almeno una transaminasi misurata nei tre anni precedenti.
Un AST sotto 14 U/L si associa a una probabilità di diagnosi superiore del 65% rispetto alla fascia 14-29 U/L; per un ALT sotto 14 U/L la differenza sale al 68% (Epic Research, 2026).
I valori alti vanno nella direzione opposta: un AST pari o superiore a 30 U/L si associa a una probabilità inferiore del 22%, un ALT sopra la stessa soglia del 29%. Anche una transaminasi in salita nei tre anni precedenti si accompagna a un rischio più basso, del 27% per AST e del 26% per ALT.

Tre limiti vanno detti subito. L’analisi non è passata per una rivista peer-reviewed; la coorte era già selezionata, dato che quei pazienti stavano affrontando una colonscopia prima dei 45 anni per familiarità o sintomi; un’associazione statistica non è un rapporto causale.
Nessuno propone quindi la colonscopia sulla base di un ALT isolato. La lettura biochimica è un’altra: le transaminasi basse riflettono massa muscolare e stato nutrizionale invece del fegato. Il fattore che le deprime potrebbe essere lo stesso che spinge il carcinoma colorettale giovanile.
Resta il ponte già documentato in letteratura. Una coorte di Hong Kong su 495.584 soggetti sintomatici ha costruito uno score predittivo di neoplasia colorettale avanzata basato su parametri metabolici, dentro cui compaiono rapporto AST/ALT alterato, GGT, colesterolo HDL, trigliceridi ed emoglobina glicata; l’area sotto la curva si ferma al 70,12% (J Gastroenterol Hepatol, 2023).
Le cause banali di transaminasi basse
Prima di allarmarsi conviene escludere il banale. Le transaminasi basse hanno diverse spiegazioni prive di qualsiasi drammaticità.
- Carenza di vitamina B6. Senza piridossal-5-fosfato l’enzima lavora meno: il dosaggio in vitro può risultare falsamente depresso.
- Scarsa massa muscolare. Tipica del giovane sedentario o di chi ha perso peso in fretta.
- Emodiluizione. Gravidanza e sovraccarico di fluidi abbassano molti analiti per pura diluizione.
- Variabilità analitica. Metodi con e senza piridossal-fosfato non danno gli stessi valori: confrontare referti di laboratori diversi è un esercizio scivoloso.
Nessuno di questi scenari richiede una colonscopia. Tutti richiedono che qualcuno guardi il numero invece di scorrerlo.
Lo screening che proponiamo in MEDyLAB
Il sangue occulto tradizionale ha un limite noto: intercetta il sanguinamento, non la lesione. Un adenoma che non sanguina nel giorno della raccolta passa liscio.
Per questo il nostro pannello affianca al test immunochimico altri due marcatori fecali con biologia diversa.

Emoglobina e complesso emoglobina/aptoglobina
Il test immunochimico rileva l’emoglobina umana intatta. Il complesso emoglobina/aptoglobina resiste alla degradazione lungo il transito: intercetta quindi anche i sanguinamenti prossimali che l’iFOBT tende a perdere.
Calprotectina fecale
Proteina rilasciata dai neutrofili. Misura l’infiammazione della mucosa invece del sangue e serve a distinguere il rumore infiammatorio dal segnale neoplastico.
Piruvato chinasi M2 (M2-PK)
Isoforma dimerica dell’enzima glicolitico, sovraespressa nelle cellule a metabolismo tumorale. Non dipende dal sanguinamento: è un marcatore di riprogrammazione metabolica.
Lo studio comparativo su cinque marcatori fecali pubblicato in Mediators of Inflammation riporta per il carcinoma colorettale una sensibilità del 94,7% per M2-PK e per l’iFOBT e del 100% per il complesso Hb/Hp; l’uso combinato di M2-PK, iFOBT e calprotectina porta la sensibilità al 95% sugli adenomi di almeno un centimetro (Mediators Inflamm, 2016).
Attorno ai tre marcatori raccogliamo un questionario anamnestico strutturato: familiarità di primo grado, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome di Lynch nota, abitudine al fumo, consumo alcolico, indici antropometrici e alterazioni glicometaboliche.
Qui trovi il dettaglio completo del pannello di screening del colon-retto con modalità di raccolta e tempi di refertazione. Se preferisci partire dall’inquadramento metabolico, trovi anche il pannello per la stima del rischio cardio-metabolico.
A chi conviene anticipare il controllo
Non stiamo proponendo la colonscopia di massa ai trentenni. Stiamo proponendo un test non invasivo a chi somma più di un elemento nella lista che segue.
- ALT o AST stabilmente sotto 14 U/L in almeno due controlli distanziati.
- Età fra 35 e 49 anni: fuori dal programma di screening pubblico.
- Familiarità di primo grado per carcinoma colorettale o adenomi avanzati.
- Alterazioni del profilo glicometabolico: insulino-resistenza, HbA1c ai limiti alti, steatosi metabolica.
- Sintomi intestinali persistenti da oltre sei settimane.
- Anemia sideropenica senza causa evidente, con ferritina bassa e RDW aumentato.
La combinazione di transaminasi basse e uno qualsiasi degli altri punti sposta il rapporto costo-beneficio a favore del test. Non è allarmismo: è aritmetica.
Domande frequenti
Le transaminasi basse sono pericolose di per sé?
No. Le transaminasi basse non sono una malattia: sono un indicatore da interpretare insieme a massa muscolare, stato nutrizionale, funzione tiroidea ed età.
Sotto quale valore devo iniziare a farci caso?
Il dato specifico sul colon-retto usa 14 U/L, con fascia di riferimento 14-29 U/L. La letteratura sulla sarcopenia lavora su 17 e 12 UI/L: il valore singolo conta comunque meno della sua stabilità nel tempo.
Il pannello fecale sostituisce la colonscopia?
Assolutamente no. È un test di selezione: serve a decidere chi deve fare la colonscopia e chi può aspettare il proprio turno di screening.
Posso fare il test se ho le transaminasi basse ma nessun sintomo?
Sì. È proprio quello lo scenario per cui il pannello è stato costruito: nel colon-retto giovanile l’assenza di sintomi è la regola, non l’eccezione.
In sintesi
Le transaminasi basse non annunciano un tumore. Descrivono un corpo con meno riserva del previsto; la riserva conta parecchio quando bisogna intercettare qualcosa in fase precoce.
Guardare quel numero costa poco. Ignorarlo per vent’anni costa molto di più.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del medico curante. Le indicazioni nutrizionali e terapeutiche competono al medico curante o al nutrizionista di riferimento.