Il monitoraggio HRV entra nella storia di Gennarino Parsifallo a cena, per una domanda che Armando si porta dietro da tre puntate.
«Scusate se ci ritorno», dice il medico di famiglia posando il bicchiere. «Ma c’è una cosa che non mi è chiara sui dati cardiologici.»
Negli indici cardiologici avevamo lasciato sedici parametri, quindici normali e uno solo fuori soglia. Ottantadue battiti al minuto, archiviati come tachicardia lieve.
«Sei battiti», dice Gennarino versandosi il vino. «Sei. Mica sessanta.»
«Il problema non è quanti sono», risponde Eugenio, l’internista. «È che sono sempre gli stessi.»
Indice dei contenuti
- La cosa che non era chiara ad Armando
- Una telefonata al piano di sotto
- Che cosa misura il monitoraggio HRV: sei indici e un concetto
- Evidenze: due studi che pesano
- Venti sigarette, apnee e un vago stanco
- Come si esegue un monitoraggio HRV fatto bene
- Il respiro a sei atti al minuto
- Che cosa il monitoraggio HRV non è
- La scala che nessuno ha prestato
La cosa che non era chiara ad Armando
«Ottantadue è ottantadue», insiste Armando. «Che altro dovrei sapere da quel numero?»
«Se è un cuore che accelera e frena tutto il giorno», risponde Eugenio, «oppure uno che va a ottantadue come un metronomo dalla mattina alla sera.»
Sono due fisiologie opposte. Sul referto producono lo stesso identico numero.
«E questa differenza come la misuri?»
«Non la misuro io. La misura chi fa monitoraggio HRV, guardando la distanza fra un battito e il successivo, uno per uno.»
Elena porta il dolce e dice che a lei sembra una cosa da orologio da polso. Eugenio fa una faccia e tira fuori il telefono.
Una telefonata al piano di sotto
«Questo non lo dobbiamo indovinare noi», dice. «Chiamiamo Pino.»
Pino Di Ionna abita al piano di sotto e fa monitoraggio HRV da vent’anni. Ha fondato Self Coherence. Sale in due minuti, il tempo di infilarsi le scarpe.
Elena gli mette davanti un piatto, perché da loro nessuno resta seduto a mani vuote. Pino guarda la tabella degli indici cardiologici e non tocca la forchetta.
«Allora, da dove partiamo?»
«Dagli ottantadue battiti», dice Armando. «E dal perché non mi bastano.»
Che cosa misura il monitoraggio HRV: sei indici e un concetto
«Gli indici sono standardizzati dal 1996», spiega Pino, «con il documento congiunto delle società europea e nordamericana di elettrofisiologia (PMID 8598068). Tutti i software commerciali partono da lì.»
Prende un tovagliolo e ci scrive sopra sei sigle.
| Indice | Che cosa esprime | Dominio |
|---|---|---|
| SDNN | Variabilità complessiva degli intervalli RR | Tempo |
| RMSSD | Modulazione vagale battito-battito | Tempo |
| pNN50 | Quota di intervalli che differiscono oltre 50 ms | Tempo |
| LF | Banda 0,04-0,15 Hz, mista simpatico-barocettiva | Frequenza |
| HF | Banda 0,15-0,40 Hz, aritmia sinusale respiratoria | Frequenza |
| LF/HF | Rapporto fra le bande, storicamente detto bilancio | Frequenza |
«E i valori normali?», chiede Armando, che ai valori normali ci tiene.
«Dipendono dalla durata della registrazione, e la revisione di riferimento lo dice chiaramente (PMID 29034226). Cinque minuti e ventiquattro ore non sono confrontabili.»
«Quindi il monitoraggio HRV fai-da-te?»
«Confronta numeri che non si possono confrontare. È l’errore più diffuso del settore.»
Il malinteso sul rapporto LF/HF
«Quello sì che l’ho visto», ammette Eugenio. «Il rapporto LF su HF venduto come bilancio simpatico-vagale.»
«La banda LF riceve contributi simpatici e barocettivi insieme», risponde Pino. «Leggerla come acceleratore puro è scorretto. Io guardo prima RMSSD e HF.»
Evidenze: due studi che pesano
Armando fa lo scettico, che è mezzo mestiere suo. «In gente sana serve davvero?»
«Una meta-analisi con meta-regressione dose-risposta su popolazioni senza malattia cardiovascolare nota dice di sì», risponde Pino. «Chi stava nei valori bassi aveva un rischio di primo evento superiore del 32-45% (PMID 23370966).»
«E il Framingham?»
«Anche lì, in soggetti liberi da coronaropatia manifesta, una variabilità ridotta si associava a più eventi cardiaci nel follow-up (PMID 8941112).»
Eugenio recupera il dato già discusso nella puntata sugli indici cardiologici, dove ogni dieci battiti in più a riposo alzavano del 9% la mortalità totale (PMID 26598376).
«Frequenza alta e variabilità bassa sono la stessa cosa vista da due lati», chiude Pino. «Il monitoraggio HRV guarda il lato che sul referto non c’è.»
Venti sigarette, apnee e un vago stanco
Gennarino, che fuma venti sigarette al giorno da trent’anni, capisce dove sta andando il discorso e prova a cambiare argomento. Non gli riesce.
«In fumatori abituali», dice Pino, «la componente a bassa frequenza sta a 70,6 unità normalizzate contro 46,0 dei controlli, quella alta a 22,1 contro 42,0 (PMID 8689656). E lontano dall’ultima sigaretta.»
«Contano più le sigarette di oggi o gli anni?»
«Gli anni. La modulazione vagale cala al crescere della durata dell’abitudine (PMID 16029383).»
Elena, che non ha seguito quasi niente, dice l’unica cosa davvero utile della serata. «Lui di notte russa e ogni tanto smette di respirare.»
Pino posa il bicchiere. «Nelle apnee ostruttive si vedono frequenza a riposo più alta e variabilità R-R ridotta (PMID 15301332), con traffico simpatico elevato anche in veglia, a respiro normale (PMID 12609010).»
«E una registrazione lunga se ne accorge?»
«Registra anche mentre dorme. Che è l’unica ora in cui il problema si vede.»
Come si esegue un monitoraggio HRV fatto bene
«Bene, allora gliela facciamo», dice Armando, già pronto a chiudere la serata. Pino alza una mano.
«E quanto dura?», chiede Elena.
«Cinque giorni continuativi, con registratore a elettrodi. Servono le notti, i giorni di lavoro e almeno un giorno di riposo.»
«Cinque giorni con i fili addosso», riassume Gennarino, che già si vede.
«Ed è per questo che le regole non sono quelle del test breve. In laboratorio controlli postura, respiro e ora del giorno prima di accendere il sensore (PMID 28265249). Su cinque giorni non controlli niente: annoti tutto e poi confronti finestre paragonabili.»
- Un diario delle giornate, con orari di sonno, pasti, alcol, allenamenti e giornate storte. Senza, i numeri restano senza contesto.
- Elettrodi cambiati ogni giorno e pelle preparata bene, perché il distacco notturno è la causa principale dei buchi nel tracciato.
- Vita normale. Chi si comporta bene per cinque giorni misura una settimana che non esiste.
- Confronti sempre a parità di condizione: le notti con le notti, non la notte di martedì con il pomeriggio di sabato.
- Battiti ectopici e artefatti da movimento corretti e quantificati, perché su cinque giorni se ne accumulano parecchi.
«E l’orologio?», chiede Elena, che ci teneva.
«Dopo. Segue la tendenza, non misura. Sono due strumenti con due compiti diversi, e scambiarli è il modo più rapido per prendere lucciole per lanterne.»
In studio si aggiungono un test tonico a riposo e delle prove fasiche di reattività. Interessa la capacità di tornare indietro, più del livello di partenza.
Il respiro a sei atti al minuto
«Senta una cosa», interviene Gennarino, che di prognosi non vuole sentire parlare. «Ma si può migliorare o è come l’altezza?»
«Si può allenare. Una meta-analisi su 58 studi randomizzati di biofeedback della variabilità riporta un effetto da piccolo a moderato ma significativo, in linea con altri trattamenti efficaci (PMID 32385728).»
Gli effetti maggiori riguardavano ansia, depressione, rabbia e prestazione. I minori, sonno e qualità di vita percepita.
«Il meccanismo passa dalla respirazione lenta intorno alla frequenza di risonanza del barocettore, circa sei atti al minuto.»
«Il monitoraggio HRV serve a misurare», precisa Pino, «il biofeedback a spostare. Chi ve li vende insieme senza distinguerli merita qualche domanda in più.»
«Sei respiri al minuto», ripete Gennarino. «Io ne faccio sedici solo a parcheggiare.»
Che cosa il monitoraggio HRV non è
«Prima che ve lo immaginiate come un oracolo», dice Pino, «due paletti.»
«Primo. Nessun indice di variabilità fa una diagnosi. Chi vi dice il contrario vi sta vendendo qualcosa.»
«Secondo. Un valore isolato non significa niente. Conta come si muove nel tempo, sulla stessa persona e con lo stesso strumento.»
Armando chiede della polisonnografia. «Quella resta», dice Pino. «Se le apnee ci sono, le certifica lei e basta.»

La scala che nessuno ha prestato
«Allora?», chiede Elena. «Che gli facciamo fare?»
«I cinque giorni, notte compresa. Poi ne riparliamo con i numeri davanti.»
Armando fa l’ultima obiezione della serata, e non è una cattiva obiezione. «Cambierà qualcosa in un uomo che non ha mai avuto niente in vita sua?»
«Gennarino non è un uomo senza sintomi», risponde Eugenio. «È un uomo che nessuno ha mai interrogato.»
Resta la domanda grossa, quella che il referto non risponde. Quanti anni ha davvero il cuore di Gennarino Parsifallo, contati sui parametri e non sul calendario?
Il monitoraggio HRV aggiunge il tempo, che a un prelievo manca sempre.
Materia dell’ultima puntata, quella in cui i numeri smettono di descrivere e provano a prevedere.
Sulla porta, verso le nove e mezza, Pino si ricorda perché era salito volentieri. «Ah, dimenticavo: mi si è fulminata la lampadina del corridoio. Avete una scala?»
Il pannello completo di indici cardiologici, antropometrici e metabolici discusso in questa serie è disponibile nella Stima del Rischio Cardio-Metabolico MEDyLAB.
Nota di trasparenza: Self Coherence collabora con MEDyLAB per il monitoraggio HRV. L’articolo non contiene link di affiliazione.
