Il Judo come metafora di vita: la mia motivante visione del mondo basata sui suoi 3 pilastri

27 Aprile 2023 | Blog

健全なる魂は
健全なる精神と
健全なる肉体に宿る

Kenzen’naru tamashī wa,
Kenzen’naru seishin to,
Kenzen’naru nikutai ni yadoru

Un’anima forte risiede
in un corpo forte
e in una mente forte

Prologo di ogni episodio dell’anime di Soul Eater

️ Il Judo e Sakura, il fiore del ciliegio

Era da un po’ che volevo scrivere questo articolo, una sorta di testamento spirituale, su come io veda la mia professione di Biochimico Clinico, ponendo un particolare accento sul rapporto che si ha con sé stessi, coi colleghi e coi pazienti. La mia visione non può prescindere dal mio vissuto e dal mio essere, per sempre, un judoka. La disciplina e i valori che impari nel dojo te li porti dentro, come un sigillo sul cuore. Il simbolo del Kodokan di Tokyo, la “casa madre” di noi judoka, è il fiore di ciliegio: Sakura (桜).

Sakura è il simbolo della nascita perché, quando vien lo sgelo, è il primo fiore a crescere, bello e sgargiante più degli altri. Al contempo, però, è un fiore talmente delicato che basta una semplice refola di vento per farlo cadere al suolo, alla velocità di 5 cm al secondo, come ci rivela un anime di Makoto Shinkai. Un fiore che rappresenta la caducità stessa dell’esistenza umana, che, dopo un momento di splendore, si stacca dall’albero e torna alla terra, tema che, da Omero ad Ungaretti, ha sempre attraversato la filosofia e la letteratura.

Il legame tra Sakura e Bushido

Sakura: Il simbolo del Judo

Il cerchio rosso rappresenta il Sole, simbolo del Giappone (日本 – Nippon – Paese del Sole): come un nucleo di ferro incandescente, esso indica passione, forza e vitalità, mentre il bianco circostante simboleggia la purezza e la perfezione.

Insieme, questi colori rappresentano il perfetto equilibrio tra la forza fisica e la purezza spirituale, elementi fondamentali nella pratica del judo.

La grazia dei petali e il controllo della forza

I petali del fiore di ciliegio, delicati e gentili, simboleggiano l’armonia. Nonostante la loro fragilità, sono in grado di resistere alle intemperie e al caos della natura. Allo stesso modo, nel judo, la gentilezza e la flessibilità vengono utilizzate per controllare e reindirizzare la forza dell’avversario, portando equilibrio nelle situazioni di conflitto.

Sebbene il fiore di ciliegio abbia naturalmente cinque petali, nel simbolo del judo ne vengono rappresentati otto. Questo numero racchiude tre significati profondi:

  • Universalità: gli otto petali richiamano gli otto punti cardinali, simboleggiando la diffusione del judo in tutto il mondo.
  • Completezza: nella cultura orientale l’otto riflette la perfezione e lo sviluppo completo dell’individuo, sia fisicamente che spiritualmente.
  • La Via del Guerriero: otto sono i principi cardine del codice di condotta dei samurai, il Bushidō (武士道):
  1. Giustizia (Gi – 義)
  2. Coraggio ( – 勇)
  3. Compassione (Jin – 仁)
  4. Rispetto (Rei – 礼)
  5. Sincerità (Makoto – 誠)
  6. Onore (Meiyo – 名誉)
  7. Lealtà (Chūgi – 忠義)
  8. Autocontrollo (Jisei – 自制)

⚖️ Primo pilastro del Judo: Jiko No Kansei

Proprio a causa della caducità della vita, il judo ci propone di raggiungere il “completamento (Kansei) di (No) se stessi (Jiko)“. Questa piena realizzazione di sé si raggiunge solo quando saranno in equilibrio il corpo, l’anima e lo spirito.
Il corpo deve essere mantenuto in buona salute e per farlo devo sapere come il corpo umano funziona. Dico questo perché spesso i pazienti hanno un rapporto “magico” con la medicina.

Un piccolo esempio

Per farti capire meglio questo concetto, ti racconto questo episodio esplicativo.

Una paziente aveva il pH delle urine a 8.5. Non ha mica chiesto quale potesse essere la causa di un valore così elevato, in modo da capire se si potesse rimediare correggendo qualche comportamento sbagliato o curando un’infezione o una malattia, ma quale “integratore” potesse prendere per riportare il pH a valori più fisiologici.

Il fatto poi che volesse prendere del bicarbonato fa capire tante altre cose, così come il considerare che la natura è sempre madre e una qualunque sua molecola non può fare male, mentre se la molecola la fa l’uomo sicuramente fa male.

Questo fa sempre parte del “pensiero magico”, che ci fa ignorare che la natura, corrotta dal peccato, è invece matrigna e le sostanze più velenose si estraggono, invece, proprio da piante e animali, portandoci, dritto dritto, al punto successivo: non posso nutrire e manutenere il corpo senza manutenere e nutrire anche l’anima con la conoscenza, la cultura e il bello.

️Anche lo spirito ha fame

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.” (L’attimo fuggente)

Come si avvilisce lo spirito di una persona quando è bombardato da film, notiziari, giornali, musica che non fanno altro che parlare di violenza, di brutture e di frivolezze!
Già nel lontano 1984, Fabio Concato scriveva un testo avanguardistico e profetico: “Computerino

“Gioca, gioca bel bambino ché il tuo babbo ti ha comprato un computerino. E qui dentro, quel che serve puoi trovare: schiaccia un tasto se vuoi vedere il mare… Ai miei tempi c’era scuola: libri, gomme e matite colorate, la cartella che pesava sulla schiena; le ricordo le mamme disperate… Ma tu puoi non uscire; il tuo maestro lo puoi vedere in uno schermo: lo puoi chiamare, ci puoi parlare e se sei stanco, con quel tasto, lo puoi fermare… Ma che bello! Che futuro! Non avrete più bisogno di nessuno e potrete fare a meno di pensare, ma ci pensi? Che gioia non parlare…

E ancora, 11 anni dopo, Rossano Gentili, Stefano De Donato e Simona Bencini, i Dirotta su Cuba, ci avvisavano sulla deriva che stavamo prendendo, cantando al Festivalbar la canzone “Liberi di, liberi da“.

Che confusione ho in mente se guardo un’ora la TV,
che mi racconta tutto, mentre mi addormenta l’anima.
Se me lo chiedi io non so più da quale parte sto […]

Ci tocca sopportare il clima di volgarità,
tante parole sui giornali danno poche verità”

Oggi sembra di vivere in una realtà distopica come quelle descritte da George Orwell nel suo romanzo “1984” o da Ray Bradbury nel suo “Fahrenheit 451“. Un mondo in cui tutto coopera all’appiattimento dell’umanità. Tutto ciò che potrebbe elevare il pensiero umano a fargli raggiungere lo stato di “pensiero critico” viene sistematicamente annientato. Lo scriveva, nel 1942, Clive Staples Lewis nel suo “Le lettere di Berlicche“. Scrive lo zio diavolo Berlicche al nipote Malacoda:

“Come non sei riuscito a capire che un piacere vero era l’ultima cosa che avresti dovuto lasciargli incontrare? Come non hai previsto che avrebbe proprio annientato tutto l’inganno che tanto laboriosamente gli hai insegnato a valutare? E che quel genere di piacere che il libro e la passeggiata gli davano era il più pericoloso di tutti? Che gli avrebbe tolto tutta quella specie di crosta che eri riuscito a formargli sulla sua sensibilità, e fatto sentire che stava tornando a casa, che stava guarendo?”.

Infine, se anche ho un corpo sano e una grande cultura, ma non ho uno spirito temprato nelle 4 virtù cardinali: sapienza, giustizia, fortezza e temperanza, sono semplicemente un bell’involucro ma totalmente vuoto.

Il secondo pilastro del Judo: Io e me stesso – Sei Ryoku Zen Yo

Per ottenere il Jiko No Kansei devo prima lavorare su me stesso.

Jigoro Kano, fondatore del Judo, ci propone una massima “Seiryoku-Zen’yo” ossia il miglior impiego dell’energia fisica e mentale. Per capire questo principio, osservate lo studio dei musicisti: prima devono leggere e capire lo spartito che devono eseguire per fissarlo nella memoria della mente, poi devono ripetere i passaggi tante volte affinché si crei una memoria della mano. Una volta fatto questo, le due memorie lavoreranno all’unisono e i movimenti delle mani saranno fluidi ed efficienti, senza sforzo. Basta? No. A questo punto la musica va introiettata, vissuta, legata al proprio spirito per ottenere la propria interpretazione e dare al mondo il proprio contributo, un’esecuzione unica che sarà di quel musicista e di nessun altro.

Il perfezionamento di me stesso come valore sociale

Possiamo traslare questo principio in qualsiasi attività della nostra vita: se desideriamo un mondo migliore e abbiamo a cuore il benessere collettivo, dobbiamo prima diventare esseri umani migliori.

Questo significa utilizzare al massimo le risorse fisiche e mentali, sfruttando in modo efficiente le opportunità per ottenere il massimo risultato, senza barare e senza ricorrere a scorciatoie.

La differenza tra Judo e lotta bestiale

Se la mia tecnica judoistica è raffazzonata, imprecisa e lenta perché il mio spirito è pigro, tenderò inevitabilmente a nascondere le mie mancanze attraverso un maggiore impiego di forza bruta.

Tutto questo è l’esatto contrario del Seiryoku Zen’yo: se vinco il mio avversario unicamente perché ho una prestanza muscolare maggiore della sua, non è Judo, è una lotta tra bestie.

Judoisticamente parlando, guardando i campioni della mia epoca, la massima espressione di questo concetto ha un solo nome: Kosei Inoue</> e il suo magnifico, divino, <em>Uchi Mata.

Il mio Seiryoku Zen’yo

Ed è per fedeltà a questo principio che ho studiato a fondo la Biochimica e la sua applicazione nella Clinica e Semeiotica, che ho collezionato, modificato, messo a disposizione di tutti gli algoritmi diagnostici più avanzati, per aiutare colleghi e pazienti a prendere atto di stati di malattia sub-clinici prima che diventino clinicamente manifesti (quando non lo sono già e vengono misconosciuti). Un lavoro duro, certosino, capillare, che spesso mi ha costretto ad andare oltre le conoscenze già acquisite all’Università ed imparare cose nuove, a scartare quelle poco efficaci e a concentrarmi su come comunicare quanto andavo scoprendo.

Il terzo pilastro del Judo: Io e gli altri – Ji Ta Kyo Ei

La ricerca del perfezionamento della nostre capacità fisiche e mentali non può prescindere dal fatto che viviamo in un mondo abitato da altre persone e che dobbiamo relazionarci con esse. Il Judo prende in esame questo aspetto e ci propone la via del “Ji Ta Kyo Ei“. Letteralmente questa massima si traduce con “io e te insieme progresso” ed è da tutti i judoka conosciuta come “amicizia e mutua prosperità”, anche se io preferisco quella più poetica del mio amatissimo Sensei: “io e te risplendiamo insieme”.

A Nino Della Moglie – Maestro Benemerito di Judo, cintura nera 6° dan, arbitro internazionale e pioniere del Judo e del Kendo campano – la mia gratitudine eterna e amore filiale.

Il Judo come sintesi di vita

Mettendo insieme “Jiko No Kansei, Sei Ryoku Zen Yo, Ji Ta Kyo Ei” otteniamo “Il perfezionamento di sé si ottiene con l’uso massimamente efficiente del corpo e della mente, attraverso l’amicizia e la mutua prosperità”.

Il Judo non è uno sport solitario e non si pratica da soli: non esiste Tori senza Uke ed è nel Randori e nel Kata che i due judoka si pongono nelle migliori condizioni per favorire l’apprendimento del compagno: Uke prima assume le posizioni richieste per lo studio della tecnica e accetta di subire numerose proiezioni, poi si concentrerà sull’esecuzione dei movimenti atti ad offrire a Tori delle opportunità per l’esecuzione della tecnica.

I ruoli poi s’invertiranno per il principio del “Sojo-Sojo” (aiutarsi, concedersi) ottenendo la crescita ininterrotta degli allievi del dojo, un luogo dove non c’è spazio per il bullismo e la sopraffazione, scevro da egoismi, dove puoi trovare la goliardia ma non il nonnismo, dove le cinture più scure aiutano e si adattano alle cinture più chiare.

Il Maestro Fabio Della Moglie e io. Sono passati tanti anni, siamo un po’ invecchiati, ma lo spirito e l’amicizia è rimasta immutata.

I Marchesi del Grillo

Quante volte, invece, nel mondo “civile” si incontrano colleghi mal disposti a collaborare, fedeli seguaci del Marchese Onofrio del Grillo per cui:

“Io so io e voi non siete un cazzo!”

Professionisti che rischiano di metterti in cattiva luce con il paziente perché, non essendo capaci di interpretare un referto specialistico, invece di perdere cinque minuti a documentarsi o a telefonarmi, liquidano la questione con un pigro: “Non serve a niente, soldi buttati”.

Allo stesso modo, capita che i pazienti non leggano le istruzioni dettagliate che riceveranno, preferendo consumare tempo in quesiti le cui risposte sono già chiaramente sotto il loro naso.

Quando il Ji Ta Kyo Ei viene onorato

Ma per tutti questi principi traditi, ce ne sono altrettanti – anzi, molti di più – che vengono onorati ogni giorno. Sono quelli che si riassumono in due semplici frasi:

  • “Grazie, il paziente sta già meglio”
  • “Grazie, finalmente so di cosa soffro”

È precisamente in questi momenti che trovo la forza per andare avanti, studiare ancora, progredire e penetrare i meccanismi di quella meraviglia assoluta che è il corpo umano. Questa è la vera mutua prosperità: «l’amor che move il sole e l’altre stelle».

La trasmissione della tradizione: I Shin Den Shin

Tutto quello che impariamo non può e non deve rimanere confinato in una torre d’avorio: il sapere che non è tramandato e condiviso è come seme che marcisce e non porta frutto. È un patto primordiale intergenerazionale che, fin dalla notte dei tempi, si tramanda con:

Nos esse quasi nanos gigantum humeris insidientes
Siamo come nani sulle spalle dei giganti

indicando che se riusciamo a vedere più lontano è perché siamo sulle spalle di tanti nani che ci hanno preceduto che, impilandosi uno sull’altro, hanno formato un gigante.

Questa trasmissione della saggezza avviene se, e solo se, passa “dal mio cuore al tuo cuore”. L’ideogramma Shin, però, non indica solo il cuore, ma anche la mente e lo spirito. Quindi abbiamo una trasmissione che parte “dal cuore”, “dalla mente”, “dallo spirito”, da tutto me stesso (I Shin) per “dire al tuo cuore”, “dire alla tua mente”, “dire al tuo spirito”, dire a tutto te stesso (Den Shin), oltre i concetti, per coinvolgimento diretto.

Come mi è stato insegnato, non ho tenuto nascosto nulla di quello che ho imparato, ma l’ho reso trasparente e accessibile a tutti coloro che hanno volontà di conoscere, mettendoci tutto me stesso nel comunicarlo ai colleghi e ai pazienti.

Il senso della vita: Ikigai

Una volta che si è entrati nel circolo virtuoso del “perfezionamento di sé ottenuto con l’uso massimamente efficiente del corpo e della mente, attraverso l’amicizia e la mutua prosperità”, bisogna che il tutto non rimanga un pio ideale, parole belle ma utopiche, un’ideologia senza idee, ma va calato nella realtà, su basi concrete e solide, capendo l’Ikigai, il senso della propria esistenza. In questo diagramma di Eulero-Venn, nei colori caldi del rosso e dell’arancio (il nord e l’ovest per i daltonici) abbiamo il “Seiryoku-Zen’yo“, il perfezionamento dei miei talenti naturali; nei colori freddi del blu e del verde (il sud e l’est per i daltonici) abbiamo il “Ji Ta Kyo Ei“, i bisogni degli altri.

Come si legge questo grafico? Se prendo ciò che amo fare e l’unisco con ciò in cui sono bravo otterrò una mia passione; se mi pagano per ciò in cui sono bravo, allora avrò la mia professione. Se unisco passione e professione, avrò qualcosa che amo fare, in cui sono bravo e per la quale mi pagano pure! Certo sarò soddisfatto, ma se questa cosa non è ciò che serve agli altri, allora, alla lunga, proverò un senso di inutilità. Quanti si trovano intrappolati in una professione utile, ma che non amano, che è sicuramente confortante, ma lascia un senso di vuoto enorme. Solo dall’unione totale dei 4 cerchi ottengo la mia “Jiko No Kansei“, capendo il mio “Ikigai”.

Conclusioni

Questo è il lascito dei miei anni passati in palestra e sui libri e che ti dono.
Grazie al Judo che è molto più che uno sport.

どうもありがとうございます
Dōmo arigatō gozaimasu

3 commenti

  • Luciana

    Grazie Peppe per tutto ciò che fai nella piena consapevolezza che solo tanto lavoro e tanta passione danno pieni risultati. Il maestro Nino è felice dei suoi….. bambini. E pure io, tanto!! Ti abbraccio

  • Bianca Marconi

    Sono una judoka ed è stato molto interessante leggere il tuo racconto! Ti saluto con ammirazione

  • Alessandro Ragusa

    Carissimo Peppe, ho trovato per caso questo bellissimo articolo pieno di contenuti e che mi ha fatto venire tanta nostalgia dei tempi dello Sporting del Maestro Nino.

    Spero rivederti presto.

    Il Rosso 🙂

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