Indici lipidici: 5 rapporti fuori da un profilo impeccabile

11 Agosto 2026 | Blog

Gli indici lipidici di Gennarino Parsifallo entrano in scena alle nove e mezza di sera, quando nessuno ha più voglia di alzarsi da tavola.

«Sono le ventuno e trenta», dice Armando guardando il telefono. «Di sezioni ne restano sei.»

«E allora Elena tira fuori i dolci», risponde Eugenio, che il referto se lo è tirato davanti e non lo molla più.

Nella puntata sugli indici cardiologici avevamo chiuso con ottantadue battiti al minuto e una domanda aperta. Adesso tocca al profilo lipidico, che sulla carta è la sezione più tranquilla di tutte.

Indice dei contenuti

Quattro valori. Tutti dentro.

«Leggi», dice Armando.

Eugenio legge.

Parametro Valore Soglia
Colesterolo totale 197 mg/dL < 200
HDL 41 mg/dL > 40
LDL misurato 126 mg/dL < 130
Trigliceridi 148 mg/dL < 150
VLDL calcolato 29,6 mg/dL < 50

«Quattro valori sotto soglia e uno di quelli calcolati», commenta Armando. «Questo referto lo firmo a occhi chiusi.»

«Il colesterolo totale sta a tre unità dal limite. I trigliceridi a due.»

«Sono dentro.»

«Sono dentro», conferma Eugenio. «Adesso però dividiamoli fra loro.»

È da quelle divisioni che nascono gli indici lipidici.

Cinque indici lipidici da quattro divisioni

Non serve un solo esame in più. Servono quattro numeri che il laboratorio ha già consegnato.

Indice Valore Riferimento
Colesterolo non HDL 156 mg/dL alto 130-159
Castelli Risk Index I 4,8 < 3,4
Castelli Risk Index II 3,1 < 1,9
Cardiac Risk Ratio 3,6 0,5 – 1,9
Atherogenic Index 0,20 < 0,11

Elena torna con un vassoio di sfogliatelle e babà. Poi fa la domanda ovvia. «Cinque su cinque fuori, da valori tutti normali?»

«Cinque su cinque», conferma Eugenio.

«E come è possibile?»

«Perché la soglia guarda un numero alla volta. Gli indici lipidici guardano i numeri uno rispetto all’altro.»

«Il non-HDL a 156 è tutto il colesterolo che sta dentro particelle capaci di entrare nella parete. Il totale meno l’HDL. Una sottrazione.»

«E i due Castelli?»

«Colesterolo totale diviso HDL. Poi LDL diviso HDL. Quanto ne circola contro quanto ne viene rimosso. Quattro e otto contro tre e quattro, tre e uno contro uno e nove.»

«L’Atherogenic Index invece?»

«È il logaritmo del rapporto fra trigliceridi e HDL. Serve perché correla con la dimensione delle particelle: più sale, più le LDL diventano piccole.»

Armando resta in silenzio con il bicchierino di limoncello a mezz’aria. Poi dice la frase che a tavola non aveva ancora detto nessuno.

«Quindi per vedere il rischio di quest’uomo non serviva niente in più di quello che avevo già in mano da anni.»

ApoB: contare le particelle invece del colesterolo

Armando arriva al pannello esteso. «ApoB 112. LDL 126. E allora?»

«Ogni particella aterogena porta una sola molecola di ApoB. Una. Quindi l’ApoB conta le particelle. L’LDL misura il colesterolo che ci sta dentro.»

«Traduci.»

«Tante particelle, ognuna poco carica. E l’aterosclerosi non conta il colesterolo: conta le particelle che attraversano la parete.»

Una revisione pubblicata su JAMA Cardiology stima che ApoB e LDL-C siano discordanti nel 20-60% dei soggetti, con la quota più alta in chi ha trigliceridi elevati, obesità o diabete (PMID 31642874). Gennarino non ha nessuna delle tre. La discordanza c’è lo stesso.

Il rapporto ApoB/ApoA1 chiude il ragionamento: 0,9 contro un riferimento di 0,6. Particelle che entrano contro particelle che portano via.

È il primo degli indici lipidici che richiede un dosaggio in più. Tutti i precedenti stavano già nel referto di base.

Le LDL piccole e dense

«E qui?», chiede Elena indicando due righe.

«LDL grandi e leggere 83. LDL piccole e dense 43. Su un totale di 126.»

Il riferimento del metodo colloca l’ottimale fra 11 e 30 mg/dL. A 43 il referto stampa da solo la dicitura di rischio elevato.

«Perché le piccole sarebbero peggio?»

«Passano più facilmente nella parete, restano in circolo più a lungo e si ossidano prima. Stesso colesterolo, comportamento diverso.»

«E da cosa nascono?»

«Dai trigliceridi alti in rapporto all’HDL. Che è esattamente il quadro di chi salta il pranzo e carica tutto sulla cena.»

Gennarino posa il bicchiere. «Io il pranzo lo salto perché mangio meno degli altri.»

«Mangi meno. Lo fai solo nel modo peggiore possibile.»

La Lp(a) è l’unica cosa che non ha scelto

Lipoproteina(a): 58 mg/dL, contro un intervallo di riferimento che si ferma a circa 31.

«Questa da cosa dipende?», chiede Gennarino, che finora aveva sperato di cavarsela con la dieta.

«Dal gene. Non dal peso, non dal fumo, non da quello che mangi.»

Uno studio di randomizzazione mendeliana su tre coorti danesi ha mostrato che i livelli geneticamente elevati di Lp(a) si associano a un aumento del rischio di infarto miocardico, il che depone per un rapporto causale e non solo per una correlazione (PMID 19509380).

L’aggiornamento 2025 delle linee guida europee sulle dislipidemie raccomanda di misurarla almeno una volta nella vita adulta (PMID 40878289). Una volta sola. In pratica non la chiede quasi nessuno.

«Quindi in tutto questo referto», dice Gennarino lentamente, «l’unica cosa che non ho scelto io è quella che non si può cambiare.»

Nessuno risponde per qualche secondo.

«Ed è anche l’unica che nessuno ti ha mai misurato in cinquant’anni», aggiunge Armando, che stavolta non fa lo scettico.

Gli indici lipidici accessori: Tetrad, Pentad, rw-ApoB

Gli indici lipidici accessori mettono insieme più parametri in un solo numero, invece di leggerli uno alla volta.

Indice Valore Riferimento
ApoB/ApoA1 0,9 0,0 – 0,6
Lipid Tetrad Index 4,62 2,12 – 4,58
Lipid Pentad Index 6,18 3,50 – 6,08
rw-ApoB 129 (target 80) gap 49

Tetrad e Pentad sforano di poco. Contano perché combinano colesterolo, trigliceridi, HDL e Lp(a) in un unico giudizio. In Gennarino ognuno di quei pezzi tira nella stessa direzione.

Il rw-ApoB pesa l’ApoB sul rischio complessivo della persona. «Centoventinove contro un obiettivo di ottanta», legge Eugenio. «Quarantanove di distanza.»

Adiponectina e leptina sono adipochine. Non sono state misurate perché Gennarino non è obeso, quindi il loro rapporto resta vuoto.

«E infatti è quello il problema», osserva Eugenio. «Il grasso ce l’ha. Solo che non si vede da fuori.»

Il sospetto sul bicchiere di vino

«Trigliceridi 148», dice Armando. «Il primo pensiero di chiunque è che beva.»

«Un bicchiere a cena. Dieci grammi di alcol.»

«Appunto: il primo pensiero.»

Eugenio appoggia un dito sul referto, diverse pagine più avanti. E lo lascia lì.

«La risposta sta qui. Ci arriviamo quando tocca al fegato.»

«E intanto?»

«E intanto la domanda resta aperta. Sarebbe comodo se fosse il vino: si toglie in una settimana.»

Gennarino, che per un attimo aveva intravisto una via d’uscita, torna a guardare il piatto.

«Preferivo che fosse il vino», dice.

«Lo so. Le abitudini di vent’anni si tolgono peggio.»

Che cosa gli indici lipidici non dicono

«Prima che qualcuno si spaventi», interviene Elena, «questi numeri dicono che sta per succedere qualcosa?»

«No. Dicono che la probabilità è più alta della media, su vent’anni. Non fissano una data.»

Gli indici lipidici sono rapporti fra concentrazioni. Risentono del laboratorio, del metodo e delle ore di digiuno.

Un valore isolato conta poco. Una serie nel tempo conta molto.

«E soprattutto non sostituiscono l’imaging», aggiunge Eugenio. «Se vuoi sapere se la placca c’è, la placca si guarda.»

Apolipoproteine degli indici lipidici

Figura 1: una sola ApoB-100 per particella, più copie di ApoA1 sull’HDL, e l’apo(a) legata alla lipoproteina(a).

Le dieci meno un quarto

Armando guarda di nuovo il telefono. Sono le dieci meno un quarto.

«Quindi il profilo lipidico più noioso che ho visto quest’anno tira fuori nove indici fuori posto.»

«Il pannello esteso non ha aggiunto il rischio», precisa Eugenio. «Il rischio stava già nei quattro valori di base. Il pannello ha aggiunto il movente.»

Restano la composizione corporea della prima puntata e gli ottantadue battiti della seconda.

Resta quello che emocromo e profilo marziale avevano fatto emergere insieme: un midollo che compensa in silenzio. Resta il fondo descritto dagli indici infiammatori.

E adesso nove indici lipidici alterati in un uomo che non ha un solo valore fuori range.

Elena riempie di nuovo i bicchierini. Sul tavolo il referto è aperto a pagina nove. Restano cinque sezioni.

Il pannello completo di indici lipidici, cardiologici e metabolici discusso in questa serie è disponibile nella Stima del Rischio Cardio-Metabolico MEDyLAB.

Il caso descritto è costruito a scopo divulgativo. I valori sono calcolati, la narrazione è finzione. Nessuna informazione contenuta in questo articolo sostituisce una valutazione medica.

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